VENDEMMIATRICI –

Global warming e siccità in vendemmia: gli insegnamenti di due annate difficili che hanno messo alla prova la meccanizzazione

Vendemmia meccanica, cosa migliorare

vendemmiatrice

Dopo ogni vendemmia è doveroso
soffermarsi a riflettere sui vari aspetti che occorre considerare pe rsempre
migliorare questa delicatissima operazione nel vigneto. Nonostante sul
territorio nazionale sia già stata raggiunta una ottima affermazione della
vendemmia meccanica ed il grado di modernizzazione del parco macchine si
decisamente eccellente, esistono ancora oggi diversi aspetti tecnici, meccanici
ed organizzativi che possono giocare un ruolo fondamentale nel perfezionamento
della gestione della raccolta meccanica delle uve. I punti sui quali
intervenire a favore di una ulteriore ottimizzazione della qualità della
vendemmia meccanica interessano la gestione della chioma del vigneto in
pre-vendemmia, la vendemmiatrice e la gestione del trasporto delle uve. Questi
aspetti, che per un’azienda privata sono di gestione molto più semplice perché
assolutamente autonomi, assumono una particolare rilevanza nel caso in cui le
uve vengono consegnate a cantine cooperative dove la gestione di partite di
prodotto fra loro differenti è sicuramente più complessa. Oltre a questo va
considerato il fatto che la vendemmia meccanica può essere eseguita con
macchine aziendali ma anche ricorrendo a terzisti e che il perso produttivo a livello
nazionale delle cantine cooperative, con le loro problematiche legate
all’eterogeneità dei prodotti ed all’organizzazione dei conferimenti, è
all’incirca del 50%.

La preparazione del vigneto: E’ ancora troppo diffusa la convinzione che per
realizzare una vendemmia meccanica di qualità occorra effettuare una decisa
cimatura del vigneto allo scopo di scoprire i grappoli. Nulla di più sbagliato
visto che l’eccessiva scopertura della produzione influisce negativamente sugli
esiti della scuotitura che di fatto viene considerevolmente agevolata dalla
presenza di tralci che peraltro limitano il contatto diretto fra scuotitore in
teflon ed acino. Chi utilizza direttamente la vendemmiatrice, o chi ha modo di
confrontare la differente qualità del lavoro su due vigenti cimati in modo
differente, può facilmente rendersi conto che in un vigneto eccessivamente
scoperto in genere si rende necessario utilizzare una maggiore frequenza dei
battiti ed è più probabile che restino acini o grappolini non raccolti soprattutto
quelli che si trovano su di un tralcio rivolto orizzontalmente verso
l’interfila che in assenza di vegetazione finisce con l’infilarsi fra uno
scuotitore e l’altro senza essere intercettato. Questa percentuale di prodotto
non raccolto è in genere più rilevante di quella dovuta alla maggior bagnatura
fogliare di un vigneto meno cimato. In ogni caso nelle situazioni di eccessivo
vigore un minimo di cimatura può essere realizzato pur con la dovuta
consapevolezza di non dovere operare una decisa scopertura dei grappoli.

Diraspatori : La diffusione dei
diraspatori a bordo della vendemmiatrici è già ampiamente affermata su tutto il
territorio nazionale pur non essendo la loro utilità generalizzabile su tutte
le cultivar od in tutte le annate. Relativamente alle cultivar vanno
innanzitutto considerati due aspetti : il tipo di distacco del grappolo ed il
tipo di utilizzo dell’uva. In effetti esistono varietà nelle quali si
distaccano prevalentemente acini mente i raspi restano sulla pianta e varietà
nelle quali, al contrario, la scuotitura determina il distacco in forma
prevalente del grappolo intero. Nel primo caso i diraspatori si trovano a
lavorare sui di un modesto quantitativo di raspi dai quali peraltro buona parte
degli acini è già distaccata. Questo condizioni sono quelle nelle quali i
diraspatori lavorano meglio perché destinati ad una operazione che potrebbe
essere definita di rifinitura tanto che scaricano al suolo raspi perfettamente
puliti. Nel caso di grappoli interi ai diraspatori viene affidato un lavoro
molto più sostanzioso che talvolta può arrivare ad imporre velocità di lavoro
più ridotte che si rendono indispensabili per non sovraccaricare il diraspatore
stesso e lasciare alla macchina il tempo di lavorare adeguatamente le uve
raccolte. In queste condizioni è sicuramente più probabile che con i raspi vengano
scaricate a terra anche percentuali variabili di bucce generando anche perdite
in peso di prodotto. In funzione della destinazione delle uve l’utilizzo del
diraspatore deve essere valutato per ulteriori aspetti che nel caso di pigiatura
aziendale dipendono direttamente dalle scelte personali mentre nel caso di
cantine sociali devono essere adattate ad opportune regole di conferimento. Il
conferimento delle uve diraspate alle cantine sociali in effetti si scontra spesso
con l’eterogeneità dei prodotti vendemmiati sia manualmente che con
vendemmiatrici senza diraspatori a bordo. Nei tre casi la resa dell’uva sarà
differente in funzione della differente incidenza del peso dei raspi che nel
caso di vendemmia manuale saranno totalmente presenti, nel caso di vendemmia
senza diraspatura dipenderanno dalle caratteristiche di distacco della varietà
e nel caso di vendemmia meccanica con diraspatori saranno totalmente assenti.
L’incidenza percentuale del peso del raspo, anche in questo caso differente in
funzione delle varietà, determinerà la differenza di resa in peso delle single
tipologie di prodotto conferito. In queste situazioni alla cantina spetterebbe
l’onere di mettere in atto delle compensazioni in grado di uniformare i
prodotti a livello di resa di cantina allo scopo di mantenere equità nella
liquidazione delle uve. In tanti casi però le scelte adottate sono piuttosto
simboliche e generalizzate. Percentuali di compensazione che al massimo
raggiungono il 2 – 3% talvolta non
rispecchiano il reale ammanco di peso visto che per certe varietà, ad esempio
certi lambruschi, il peso del raspo arriva ad incidere anche per un 6 – 7%.
Questo particolare aspetto rende fondamentale che la vendemmiatrice offra la
possibilità di potere rapidamente decidere se utilizzare o disinserire il diraspatore
sulle vendemmiatrici. In effetti sulle varietà
con distacco prevalente degli acini e per le quali i raspi restano nella
maggioranza dei casi sulla pianta è interessante comunque ricorrere alla
diraspatura con la quale si opera una ulteriore pulizia, soprattutto da
porzioni di porzioni di tralci, senza generare perdite di peso. Nel caso
opposto invece, vale a dire per quelle varietà con distacco prevalente del
grappolo completo potrebbe essere il caso di evitare la diraspatura o se non
altro mettere in condizioni la cantina di riconoscere effettivamente la
differenza della qualità del prodotto compensandone adeguatamente le differenze
di resa. Differenza che andrebbe individuata varietà per varietà ed annata per
annata visto che l’entità del distacco del raspo non è mai identica da una
stagione all’altra. La presenza dei diraspatori sulla vendemmiatrice è comunque
indispensabile a garanzia della totale pulizia del prodotto da corpi estranei e
da porzioni di tralci in particolare. La possibilità del loro rapido
disinserimento diventa una caratteristica della macchina veramente
indispensabile che permetterà di effettuare la migliore scelta di lavoro in
quel particolare momento legato ad un a complessa serie di condizioni che influiscono sulle caratteristiche di
distacco dell’uva. La diraspatura dell’uva è irrinunciabile laddove si verifica
una elevata percentuale di rottura di tralci dovuta alla cultivar, al tipo di
potatura adottata od agli effetti di grandinate. Certo è che la separazione
immediata di tutte le parti legnose, raspi compresi, evitando il loro
prolungato contatto con uve e mosto evitano ogni tipo di contaminazione del
prodotto.

Foglie e diraspatori

La presenza dei diraspatori sulla
vendemmiatrice non deve però essere interpretata come uno strumento per
l’eliminazione delle foglie la cui gestione, in tutti i tipi di macchine, deve
seguire il proprio principio tradizionale. Il fatto che l’uva diraspata sia
decisamente più pulita rispetto all’uva non diraspata non deve indurre
nell’errore di affidare al diraspatore anche l’eliminazione delle foglie che
devono continuare ad essere aspirate dalle apposite ventole prima della diraspatura.
L’effetto della riduzione dell’attività degli aspiratori dedicati
all’eliminazione delle foglie sortisce effetti negativi sulla qualità del
prodotto generando una elevata presenza di foglie tritate nel prodotto
vendemmiato. Questo aspetto in effetti in passato ha condotto alla diffusa
convinzione che il prodotto diraspato presenti una elevata percentuale di
foglia tritata che di fatto non corrisponde al vero. Innanzitutto la elevata
presenza di foglia nel prodotto avviato alla diraspatura influisce
negativamente sulla qualità della stessa incrementandone considerevolmente le
perdite per cui la corretta separazione iniziale delle foglie resta alla base
di una vendemmia meccanica di qualità. Ovviamente poi quel minimo di presenza
di foglia residua nel prodotto vendemmiato una volta passato per il diraspatore
non sarà più integro ma sminuzzato. In ogni caso la presenza di foglie in
un’uva vendemmiata con macchina con diraspatore a bordo sarà decisamente
inferiore, dal punto di vista quantitativo, rispetto a quello di un prodotto
non diraspato.

Solfitazione in campo

In alcune importanti realtà
vitivinicole nazionali è stata sperimentata l’installazione di specifici
dosatori in grado di trattare immediatamente l’uva con piccole dosi di solfiti.
In merito esistono pareri discordanti da parte delle cantine sociali
soprattutto in funzione del differente tipo di lavorazione che si vuole
riservare alle produzioni. L’applicazione delle apparecchiature potrebbe essere
tutto sommato sufficientemente semplice così come la sua manutenzione e
regolazione che tuttavia complica ulteriormente la gestione della macchina in particolar modo per i terzisti che si
potrebbero trovare ad operare sia per aziende che devono solfitare che non. Non
si tratta di un problema di costo delle applicazioni quanto piuttosto di
sicurezza per gli operatori che non vogliono essere messi in condizione di
poter compiere errori e soprattutto esigono la certezza che il trattamento
effettuato sulla macchina non vada a danneggiare parti meccaniche della stessa.
In alternativa si potrebbe pensare all’applicazione di solfiti sui carri per il
trasporto delle uve che apparentemente risulta molto più semplice ed ugualmente
controllabile. Chi si occupa del trasporto in genere ha più tempi morti rispetto
a chi guida la vendemmiatrice e per questo potrebbe riuscire meglio a gestire
questo ulteriore servizio che determinate cantine potrebbero arrivare a richiedere.

Trasporto del prodotto

Come noto il trasporto delle uve
vendemmiate a macchina deve avvenire nel più breve tempo possibile. In questo
senso vasche di capacità non eccessiva sono la garanzia di brevi tempi di sosta
del prodotto in campo. E’ in effetti ovvio che se per riempire una vasca in
acciaio inox della capacità di 60 quintali occorrono 40 minuti per riempirne
una da 120 occorre un ora e 10 minuti. A questi tempi vanno addizionati quelli
necessari per raggiungere il centro di pigiatura. In ogni caso deve essere
chiaro che disporre di vasche di capacità più grande non ricuce il numero di vasche
necessarie, visto che una deve sempre restare in campo ma semplicemente il
numero di viaggi e la percorrenza chilometrica.

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